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12/02/08

NEW YORK TIMES: BERLUSCONI, UNA MINACCIA PER L’ITALIA


Dopo il polemico editoriale di qualche giorno fa pubblicato dal prestigioso quotidiano britannico The Economist, oggi è toccato al New York Times sparare nuovamente a zero su un possibile, e ormai molto probabile, ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del governo italiano.
“La lunga ombra di Berlusconi getta apprensione sulla politica italiana”; così si può tradurre il titolo del servizio proposto dall’autorevole testata newyorchese, il cui lunghissimo reportage di qualche settimana fa sul nostro paese aveva già suscitato enormi polemiche, a firma Ian Fisher ed Elisabetta Povoledo. Prendendo il via dalle impressioni raccolte di una proprietaria di una boutique nel centro di Roma, il pezzo tocca immediatamente uno dei punti centrali del successo politico berlusconiano, costruito sull’odio per la sinistra e sulla sua presunta affinità con il mondo della piccola impresa e del commercio. “È una persona arrogante. Colleziona una serie incredibile di brutte figure e, a 71 anni, è troppo vecchio. Inoltre ha poca cultura e nessuna classe, ma è meglio degli altri e il mio voto andrà a lui”, è il disarmante compendio di pregi e difetti del leader di Forza Italia esposto dalla voce di Silvia Tomassini per il New York Times.
Nella campagna elettorale del 2001, Silvio Berlusconi, descritto dal giornale americano come l’uomo più ricco d’Italia, il re dei media nonché incontrastato leader politico del centro-destra, aveva messo a segno un eclatante successo facendo leva su una possibile prospettiva di cambiamento imponendosi con la sua immagine di imprenditore di successo e portatore di nuove speranze di fronte ad una classe politica inerte.
Dopo cinque anni di governo berlusconiano però, secondo il New York Times, a tutti gli italiani dovrebbe essere chiaro ormai quello che li attende con un’eventuale nuova scelta a favore del centro-destra nelle prossime imminenti elezioni: non più una novità carica di promesse ma soltanto una opzione tra le poche a disposizione degli elettori nel desolante panorama politico italiano.
E naturalmente una nuova polarizzazione delle posizioni pro e contro Berlusconi.
Con l’aiuto di Eugenio Scalfari e Paolo Guzzanti, il New York Times cerca poi di illustrare ai propri lettori i motivi che stanno alla base dei sentimenti contrastanti suscitati, spesso contemporaneamente in quanti lo amano e in quanti lo odiano, dal tycoon di Arcore.
Chi vede la sua presenza sulla scena politica come fumo negli occhi, e questa è chiaramente l’opinione anche degli autori dell’articolo e di molti che osservano le vicende del nostro paese dall’estero, continua a meravigliarsi di come gli italiani, dopo aver toccato con mano cosa rappresenti, possano ancora far ricadere la loro scelta su di lui dopo la caduta del governo Prodi.
La lista delle critiche, secondo il quotidiano newyorchese, è molto lunga e può cominciare con la sua oratoria poco convenzionale (irresistibili le citazioni di sue frasi come “Sono il Gesù Cristo della politica”, pronunciata nel 2006, oppure “mi sacrifico per chiunque”) per finire, inevitabilmente, con le innumerevoli accuse di corruzione.
Il fondatore di La Repubblica ripercorre poi rapidamente i provvedimenti approvati dal precedente governo per sistemare gli interessi di Berlusconi ed aggiustare i suoi guai giudiziari fino alla recentissima sentenza di assoluzione nel processo a suo carico per il caso SME, dovuta esclusivamente alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio avvenuta nel 2002.
Dall’altro lato della barricata invece, i suoi sostenitori, anche se meno entusiasti di lui rispetto al passato, sembrano puntare sulla stabilità del precedente governo di centro-destra; un record di durata in Italia, fa notare sarcasticamente il New York Times, sia pure in un contesto di crescita economica pari a zero. “Non c’è nessun altro politico popolare quanto lui”, fa notare il senatore Guzzanti. “Berlusconi è odiato per le stesse ragioni che lo rendono amato: dice quello che pensa, tutt’ora non viene visto come un politico di professione, anche se è in politica ormai dal 1994, e le sue mosse sono sempre imprevedibili”.
Il New York Times mette poi in guardia quanti danno per scontato il nuovo trionfo elettorale di Berlusconi e della sua coalizione, evidenziando quegli aspetti che rendono il contesto politico attuale considerevolmente diverso rispetto al 2001 e, soprattutto rispetto, al 1994.
A cominciare dalla salute del padre-padrone di Forza Italia, al quale è stato impiantato un pace-maker nel 2006 in seguito ad un malore in pubblico, e dalla sua immagine sempre più bersaglio della satira (i capelli tinti e finti, la chirurgia plastica, il fondo tinta).
Ma sono i rapporti interni alla coalizione a suscitare i maggiori dubbi dei giornalisti americani, i quali non esitano a sottolineare come le divisioni si siano ricomposte solo alla caduta del gabinetto Prodi e con il successo elettorale a portata di mano.
I suoi alleati, descritti come mai pienamente fedeli, si sono ricompattati solo in queste settimane attorno alla sua figura, mettendo da parte le polemiche che avevano animato lo scorso autunno quando era fallita la spallata al governo. Sono i cambiamenti di posizione di Gianfranco Fini, in particolare, a provocare le critiche del più autorevole giornale d’oltreoceano.
Puntualmente vengono riportate le frasi del Presidente di Alleanza Nazionale, il quale aveva sostenuto pubblicamente la sua rottura con Berlusconi (“una questione chiusa”; “al primo posto della sua scala di valori morali ci sono i propri interessi personali”) prima di fare candidamente marcia indietro.
A contendere la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi ci sarà in primo luogo, anche secondo l’opinione del New York Times, Walter Veltroni, al quale vengono attribuiti alcuni punti di forza che potrebbero cambiare l’esito della consultazione, come la popolarità conquistata nella posizione di sindaco di Roma, la sua abilità di comunicatore e il fatto di avere quasi 20 anni di meno rispetto al suo avversario politico.
Ma il pericolo maggiore, se esiste, sulla strada verso un nuovo governo Berlusconi, potrebbe venire da Berlusconi stesso e dalle sue precedenti scelte politiche, a cominciare dalla posizione che avranno i suoi enormi interessi nel prossimo futuro e da una legge elettorale approvata dalla sua stessa coalizione e che viene vista da ogni parte come portatrice di instabilità.Il pezzo del New York Times dedicato alla situazione politica italiana si chiude con le parole del disegnatore Emilio Giannelli, che fa notare come il vero problema per il nostro paese non sia tanto Berlusconi ma l’essere in presenza di un sistema bloccato che lascia ben pochi margini di scelta ai cittadini.
In attesa di vedere sulla scena politica qualche faccia nuova con qualche nuova idea, nel breve periodo Giannelli dovrà accontentarsi di prendere di mira le nuove gaffes del prossimo presidente del Consiglio. Le occasioni non mancheranno di certo.
Fonte: Michele Paris su Altrenotizie
Non c'è che dire, è evidente la disitima internazionale nei confronti di Berlusconi, dopo il "Fumo negli Occhi" sparso in abbondanza nelle precedenti campagne elettorali, le tante figure di merda accumulate in giro per il mondo, sembra chiaro che il vociferato e populista rinnovamento annunciato non sarà altro che un vecchio e bisunto "Carrozzone" senza alcuna nuova idea, senza alcun pesonaggio con le palle, ma solo uno strumento per mettere a posto, in modo definitivo, le ultime pendenze che il "Premier" ha ancora con la Legge Italiana (Per fine Aprile ... dovrebbe ... esserci la senteza per il caso Mills .. giusto in tempo!!!).
Tra i punti più gettonati del "Nuovo" programma .. "Politico":
Imbavagliare la Stampa Libera
Sopprimere la Libertà della Magistratura
Uniformare al suo credo i media Televisivi
Promulgare qualche altra Leggina "Ad personam"
Utilizzare la carica di Presidente del Consiglio per l'Impunità Parlamentare
Perseguire "P2 ed il "Piano di Rinascita Democratica" come già fatto nel precedente Governo
... e ..., mi chiedo, le pensioni ?, gli stipendi ?, l'occupazione ?, la sicurezza nelle strade e sul lavoro ?, la Pedofilia ?, gli abusi ?, la corruzione ?, la sanità ?, la ricerca ?, l'istruzione ?, i trasporti ?, il costo della vita ?, la recessione ?, il futuro dei nostri figli ?, gli aumenti energetici ?, la guerra ?, il razzismo ? .... bè queste cose sono secondarie, con calma, forse un giorno .... ma al momento sono ben altre le priorita di Berlusconi!!
Meditate gente Meditate !!!!
Io Odio Berlusconi

Berlusconi: Piccola Analisi degli "Impegni Concreti" dal 2001al 2005

Questi sono i dati ed i risultati ottenuti nel periodo 2001 / 2005 dal governo "carrozzone" di Berlusconi ... non servono parole o commenti, basta semplicemente dare un sguardo ... si prospettano altri tempi duri, molto duri, purtroppo.

Pil
Fonte: Eurostat
Anno 2001 1,70%
Anno 2005 0,20%
-1,50%

Rapporto Deficit/Pil

Fonte: Ministero Economia
Anno 2001 3,20%
Anno 2005 4,30%
+1,10%

Debito Pubblico

Fonte: Banca d'Italia
Anno 2001 1348
Anno 2005 1542
+194

Avanzamento Bilancio dello Stato

Fonte: Ministero Economia
Anno 2001 3,40%
Anno 2005 0,60%
+-2,80%

Imposte Dirette e Indirette

Fonte: Dpef
Anno 2001 359182
Anno 2005 399000
+39818

Pressione Fiscale Imprese

Fonte: Forbes
Anno 2003 145
Anno 2005 146
+1

Produzione Industriale

Fonte: Istat
Anno 2001 -0,60%
Anno 2005 -1,80%
-1,20%

Occupazione

Fonte: Eurostat
Anno 2001 2,00%
Anno 2004 0,90%
-1,10%

Occupazione al SUD

Fonte: Istat
Anno 2001 2,30%
Anno 2004 -0,30%
-2,60%

Lavoro Irregolare

Fonte: Eurostat
Anno 2002 26,00%
Anno 2005 27,90%
+1,90%

Povertà Famiglie al SUD

Fonte: Istat
Anno 2001 24,30%
Anno 2004 25,00%
+0,70%

Indice Produttività per Occupato

Fonte: Eurostat
Anno 2001 115,00%
Anno 2005 104,80%
-10,20%

Posizione Italia Classifica Competitività Mondiale

Fonte: WEF
Anno 2001 24
Anno 2005 47
-23

Saldo Bilancia Commerciale

Fonte: Istat
Anno 2001 9233 ML Euro
Anno 2005 -10368 ML Euro
-19601 ML Euro

Export Nazionale

Fonte: Fondo Monetario Int.
Anno 2001 4,00%
Anno 2005 2,90%
-1,10%

Spesa per la Ricerca

Fonte: Censis
Anno 2001 5,80%
Anno 2005 1,60%
-4,20%

Italiani e la conoscenza della Lingua Straniera

Fonte: Censis
Anno 2001 46,00%
Anno 2005 36,00%
-10,00%

Delitti denunciati

Fonte: Istat / Censis
Anno 2001 2163826
Anno 2005 2415023
+251197

Italia nella Classifica dei Paesi meno Corrotti

Fonte: Financial Times
Anno 2001 29
Anno 2005 40
+11

Posizione nella Libertà Economica

Fonte: Wall Street Journal
Anno 2001 13
Anno 2005 27
+14

Stanziamenti per Infrastrutture

Fonte: Kpmg
Anno 2001 22250
Anno 2005 18188
-4062 ML Euro

Saldo Bilancia Commerciale

Fonte: Istat
Anno 2001 +9233
Anno 2005 -10368
-19601


... qualche anno ancora così .. e possiamo chiudere Bottega!!! ... Meditate Gente Meditate .... !!

Io Odio berlusconi

09/02/08

Tempo di Elezioni: Non Votare Scheda Bianca !!!

Anche se di per sè, la Scheda Bianca, è certamente un'espressione forte di dissenso e/o protesta politica ben preciso e delineato, oltre che un diritto universalmente riconosciuto, ritengo che la Politica odierna, fatta di intrigo e sospetto, annulli completamente il suo significato!!
Onde evitare che la propria protesta, espressa con la Scheda Bianca, venga utilizzata da altri per i propri comodi (Brogli, voti rubati .... etc), sarebbe opportuno annullarla con una scritta di Protesta ben visibile contro la Politica corrotta, contro i politici condannati per vari reati, contro la pedofilia, contro ... tutti insomma!!
Io la penso così !!!!
Liby

05/02/08

Un pò di Storia: Quanto ci è costato Silvio Berlusconi ?


Un interssantissimo ... non tanto vecchio .. articolo sull'Espresso, da leggere con attenzione ... molta attenzione, che induce a riflessioni molto ... pericolose!!


A corredo una fantastica serie di grafici, con dati da fonti autorelvoli quali ISTAT, Ministero Economia, Forbes, Eurostat etc ... che fanno relamente rabbrividire


Io Odio Berlusconi


Un pò di Storia: Come Berlusconi tentò di rubare le elezioni 2006 !! Parte Prima: Il Mistero delle Schede Bianche

Ecco alcuni brani molto interessanti del romanzo, firmato da un fantomatico “Agente Italiano”, pseudonimo collettivo dietro al quale si cela un gruppo di anonimi giornalisti che hanno indagato sull’incredibile andamento delle elezioni del 10 aprile e hanno deciso di pubblicare in forma di “pseudo-romanzo” le loro scoperte e le loro ipotesi.

Potrebbe tornare utile a breve visto quanto sta accadendo ed in previsione di una nuova "Dittatura Democratica" del più inquisito capo di governo del mondo intero.


In questo brano il giornalista Gigi Corso - pseudonimo dietro il quale si nasconde uno dei giornalisti che hanno scritto il libro – parla con il sondaggista Bergamelli (Nando Pagnoncelli) in una trattoria romana. Il partito “Movimento e libertà” è naturalmente Forza Italia. “Il Tycoon” è Silvio Berlusconi.


“Le schede bianche. Il dato anomalo è quello delle schede bianche. Più ancora del numero di elettori che è andato alle urne e che non è tanto superiore rispetto all’ultima volta. Diciamo che da noi in media le schede bianche si attestano quasi sempre sui tre milioni, che sono un livello che possiamo considerare normale. Fisiologico. L’otto per cento, suppergiù.

Con una struttura che si conferma e si rafforza da una quindicina d’anni. In queste elezioni sono assolutamente crollate. E sai quante sono diventate? All’incirca un milione.

Il che vuol dire che ne mancano due.

E hai idea di che cosa significa questo? Sempre nel campo delle ipotesi. Hai idea?”“No”, non ce l’aveva.“Due milioni sono il cinque per cento.

Il cinque per cento che ha fatto saltare le elezioni, il cinque per cento del nostro errore, e il cinque per cento in più a Movimento e libertà, che è poi in fondo l’unico dato che io ho sbagliato davvero”.

“Ho capito”, disse Gigi. “Hanno taroccato le schede bianche, trasformandole in voti.

Ma come avrebbero fatto?”“Io non sto dicendo questo”, fece Bergamelli. “Intanto però ti posso dire che noi negli exit poll le schede bianche le avevamo. Intorno al 7 per cento.

Dato ragionevole”. […]“Vuoi un altro caso?” diceva Bergamelli. Quel capoluogo dell’isola, dove poco fa era stato eletto sindaco il medico del Tycoon, come si chiamava. Be’, non importava. Era solo per fare un esempio. Lì la percentuale delle schede bianche era sempre stata fra le più alte del Paese. Dieci per cento. A queste elezioni era precipitata: 2,5, più o meno. E un trionfo per Movimento e libertà. Però, lui gli stava dando dei dati che elencati così non volevano dire niente. Davano adito a un sospetto, solo quello.

Bergamelli che si stropicciava le labbra.“L’unica ipotesi è che l’abbiano fatto di notte, nei seggi”, disse. Gigi stava con il bicchiere in mano, ad ascoltarlo. “Nella notte tra domenica e lunedì. Non vedo altro, lo ripeto. E le schede bianche rimaste sarebbero quelle del secondo giorno.

Ma ci stiamo arrampicando sugli specchi, te ne rendi conto? Come avrebbero potuto? E chi l’avrebbe fatto? E anche se avessimo intuito qualcosa, ormai sarebbe impossibile da provare”.

Ora a parlare sono “Il Sindaco” e Freddy, altri pseudonimi di altri giornalisti.

Vengono descritte alcune caratteristiche poco note della legge elettorale voluta dal centrodestra, la famosa “legge porcata”, secondo la definizione di uno dei suoi stessi autori, Roberto Calderoli. Legenda: il giornale “Diorama” è l’Osservatore Romano. Il “Partito democratico” sono, ovviamente, i DS. “Il Baffo” è Massimo D’Alema.

Prima, la vecchia legge prevedeva sei membri di commissione, che dovevano sovrintendere al voto e allo spoglio elettorale, che venivano nominati dal Consiglio comunale in rappresentanza di maggioranza e minoranza.

Dopo il 1992, gli scrutatori erano scelti sulla base di un sorteggio. In una città di un milione di abitanti, per esempio, dovevano essercene all’incirca tremilaseicento. Adesso, con la nuova legge, i sei erano ridotti a quattro.

E questi quattro potevano scegliere tutti gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune. Lo sapeva?“Sì. Continua”.

Qui cominciavano gli inghippi.

Questa volta l’obbligo di rappresentanza della minoranza non era più previsto dalla legge. Scherzava?Neanche per sogno. I quattro venivano eletti dalla maggioranza del consiglio comunale. E se la maggioranza voleva imporre i suoi, lo faceva e basta. Era nel suo diritto. “Facciamo due esempi”, disse il Sindaco, scarabocchiando su un foglio. “In una città del Nord, di ottocentomila abitanti, governata dal centrosinistra, hanno scelto tre membri di commissione in loro rappresentanza, e uno per l’opposizione. In una del Sud, nell’isola, con il sindaco di centrodestra, hanno fatto cappotto. Quattro tutti loro. E nessuno può dirgli niente. Il fatto grave è che questo è successo, e nessuno s’è preso la briga di controllarlo e di andarlo a raccontare”.

“Cristo”.“Andiamo avanti”.

Prima, come gli aveva detto, gli scrutatori erano sorteggiati. Adesso non più. Li sceglievano direttamente i membri della commissione. E lui capiva bene che se questi membri erano solo di una parte politica potevano fare il bello e il cattivo tempo come gli pareva. L’unico obbligo a cui dovevano attenersi era che dovevano scegliere gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune. E in questi elenchi c’erano ovviamente elettori di Destra e di Sinistra. Ovviamente. Solo che qui era avvenuto il primo giallo.

In molti comuni il centrosinistra non li aveva iscritti. “Pazzesco”. Freddy chiuse le pagine di “Diorama” davanti a sé.

Tirò fuori un taccuino, cominciò a prendere appunti. “Certo, incredibile”. Doveva essere successo questo. C’era un termine per le iscrizioni. “Facciamo finta che fosse a novembre, adesso non ricordo bene”, disse il Sindaco. “Ebbene. Si scopre che a fine ottobre quelli del Partito democratico si sono dimenticati di iscrivere i loro. Quando lo vengono a sapere cadono dal pero. I loro deputati dicono che ‘non c’era stato un intervento in aula su questi temi’”.

Era tutto così assurdo. Freddy con le mani nei capelli. […]“Già, perché le cose strane non finiscono qui”. Il Sindaco si mise a ridere. “Altra nota a latere. I rappresentanti di lista possono andare nel seggio. Ma questa volta, con la nuova legge, non fanno lo spoglio. Se c’è la truffa, quindi, non se ne accorgono. Uno mi dovrebbe spiegare perché un capo del Governo terrorizzato dai brogli, prepara e fa votare una legge elettorale come questa”.

Non male. Poi c’erano le quattro regioni informatiche. Le regioni laboratorio, in cui il Governo aveva deciso di provare il nuovo voto elettronico. Una di queste era proprio quella del Baffo, cioè quella in un certo senso più sospetta, dov’era avvenuto il ribaltone rispetto ai sondaggi, con la Destra che aveva sorpassato in corsa la Sinistra. In questo caso, a voler essere maliziosi, il broglio era ancora più facile. Perché non c’erano più le schede per controllare. Bastava cambiare il voto sul computer. Era chiaro?No. Questa gli sembrava un’assurdità.

Il Sindaco che allungava i piedi sul tavolo. “Facciamo sempre il solito esempio. Continuiamo a pensare male. In un comune, gli scrutatori sono stati scelti tutti di uno stesso partito. Uno trucca il risultato sul computer, e chi contesta? Dopo, non si può più neanche controllare. Secondo me, qui è più facile ancora. Posso persino ipotizzare che si riesca addirittura a trasmettere un risultato completamente inventato”.

Infine in questo brano Gigi inizia a raffrontare le quantità di schede bianche presenti nelle regioni governate dal centrodestra con quelle presenti nelle regioni governate dal centrosinistra. QUESTI DATI SONO REALI, anche se i nomi delle località a cui si riferiscono sono camuffati (ma riconoscibili) per evitare contenziosi con le amministrazioni locali.

Aveva cominciato a fare i raffronti su una regione, quella del Baffo, che era tra le più indicative per due motivi. Primo, perché era una di quelle considerate in bilico e assegnata dalla maggior parte dei sondaggisti. E secondo, perché era una delle cosiddette regioni laboratorio, dov’era stato provato il voto elettronico, e dove, come gli aveva suggerito Bergamelli, si sarebbero potuti trovare dei numeri significativi.

Cominciò a raffrontare i totali delle schede bianche:

Elezioni 2001: Camera dei deputati: 165.829.
Elezioni 2006: Camera dei deputati: 73.234.

Chiamiamolo un tracollo. Era aumentata la percentuale degli elettori e invece le schede bianche erano precipitate.

Andò a cercare i dati singolarmente per vedere se riusciva a intuire una spiegazione. Il raffronto lo fece sulle regionali dell’anno precedente, perché Michele, un suo amico che lavorava in una televisione privata, era riuscito a trovargli tutti quegli elenchi.
Cominciò dal capoluogo di Regione.

2005: 1373 schede bianche.
2006: 1292. Più o meno erano uguali.

Lì vicino, essendo tutti incolonnati in ordine alfabetico, c’era il comune di Bassamura, che doveva essere una piazza politica piuttosto importante, a giudicare dalle cifre.

Guardò.

2005: 1950.
E poi 2006: 541.
Cazzo, sparite. La bellezza di circa 1500 schede bianche volatilizzate. Sfogliò le pagine. Cercava un luogo che conosceva bene, ancora più a Sud, un altro capoluogo, la città del barocco. 2005: erano 1419. E nel 2006 erano diventate 584.

Anche qui un bello schianto.

Poi gli balzò agli occhi San Nicola del G. Controllò bene per vedere se si sbagliava.

Schede bianche: zero.[Gigi telefona a Michele, chiedendo informazioni] “Sono distanti fra loro le due città?”, chiese Gigi. “No. Abbastanza vicine. Una cinquantina di chilometri”. “Nel capoluogo che giunta c’era?” “Di sinistra”. “E a Bassamura? ”Non lo sapeva. Ma se gli lasciava qualche minuto s’informava, per non dirgli delle sciocchezze. Riprese a scorrere i numeri. A un certo punto saltò quasi sulla sedia.

Capoluogo del Sud, grande porto industriale, Atlanta. Le schede bianche nel 2005 erano state 8807. Questa volta erano diventate 1163.

Un crollo superiore all’ottanta per cento. Mentre in un altro comune, San Marco di Monopoli, erano passate da 464 a 406. Quindi erano rimaste più o meno costanti.

Era questo che gli riusciva difficile da capire. Perché questa variazione del voto non era avvenuta in maniera diffusa su tutto il territorio? Squillò il telefono.“Pronto?”“Hai fatto bene a controllare”. La voce di Michele. “Perchè?”“Io ero convinto che Bassamura fosse governata dalla Sinistra. E invece è passata a una giunta di centrodestra”. “E Atlanta?”“Questo te lo so dire subito. E’ una roccaforte della Destra. Qui anche quando cambia il vento, loro votano compatti sempre dalla stessa parte”.“San Marco di Monopoli?” “Centrosinistra”.[…]“San Nicola del G.?”“Aspetta”. Silenzio. Poi: “Centrodestra”. “Baronia?”Altra pausa. “Centrosinistra”. “Sant’Antonio dei Longobardi?”“Centrodestra”.

“Lo capisci? E’ una costante. Dove c’è l’amministrazione di centrodestra, la scheda bianca tende a diminuire in maniera vistosissima.

Se no, cala un po’, ma non troppo. E la città del barocco?” “Be’, quella è di sicuro con una giunta di centrodestra. Anche lì sono diminuite?” “Anche qui. Da 1400 circa a 500. Ad Atlanta sono scese da quasi novemila a poco più di mille. A San Nicola dimezzate. Tutte amministrazioni di centrodestra”.




30/01/08

Manuale di autodifesa da Berlusconi



"Le bugie hanno le gambe corte. quelle del cavalier Berlusconi sono talmente corte che son bastati meno dei fatidici cento giorni per smascherarle.
Tutto spiegato e documentato: dalla promessa "meno tasse per tutti" alla realtà "meno tasse per i ricchi e più tasse per i poveri"; e così via. Questo libro è un vero e proprio "Manuale di autodifesa da Berlusconi". perchè nessuna seria contestazione nei suoi confronti sarà efficace senza entrare nel meccanismo concreto che porta dalle promesse alle bugie. e perchè fornisce le prime serie indicazioni per contrapporre all'arbitrio la forza del diritto e della legalità
"


... non molto recente come pubblicazione, ma certamente utile e di nuova attualità, vi consiglio vivamente di scaricare e diffondere questo libro in formato PDF: Manuale di autodifesa da Berlusconi


Chi ben comincia è a metà dell'opera, prevenire è certamente meglio che curare, visti i danni procurati in questi ultimi anni dal Sig. Berlusconi e dai suoi protetti!!!!


Io Odio Berlusconi

29/01/08

Pecorella: Berlusconi rischia 6 anni ... a meno di elezioni anticipate!!!


Fonte: ANSA

Mediaset: presidente tribunale, no a riunione processi

MILANO - Non saranno riuniti i processi sulla compravendita dei diritti Mediaset e quello sulla presunta corruzione dell'avvocato David Mills. Lo ha deciso, per mancanza di presupposti, il presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro respingendo la richiesta della difesa di Silvio Berlusconi. 'La procura ha interesse a fare due processi a Berlusconi in due sedi diverse ma non e' cosi' che dovrebbe funzionare la giustizia' lamenta il sen.Niccolo' Ghedini, difensore del leader azzurro. Per il legale, infatti, per 'economia processuale e per una migliore gestione, era ovvio che i processi si dovessero riunire di fronte ad un unico giudice'. Per l'altro legale del leader di Forza Italia, il deputato azzurro Gaetano Pecorella, cosi' 'Silvio Berlusconi rischia una condanna a sei anni di carcere in primo grado' solo nel processo Mills. 'Certamente - osserva Pecorella - il segno e' nella volonta' di definire rapidamente il processo Mills, perche' escludendo la riunione di due procedimenti, il giudice potra' concluderlo piu' o meno in coincidenza con le eventuali elezioni anticipate'.

..... ecco spiegati i motivi di tanta fretta, tutte le minacce alle cariche istituzionali dello stato per andare subito al voto, ... se riesce ... va al governo, fà ancora un paio di leggine "Ad Hoc" e salva ancora la pellaccia ... o anche solo la carica di Presidente del Consiglio gli garantirebbe l'impunità grazie alla legge Ad Personam sulle 5 cariche istituzionali dello Stato!!!

La cosa "incredibile" .. è che adesso non mascerano nenche più i loro intrallazzi, lo dicono candidamente, ammettono senza

Io Odio Berlusconi

Fermiamo l'Infibulazione - Firmiamo tutti la Petizione

Ricevo ed appoggio in pieno l'inziativa di Italo di ampliare l'informazione su questa petizione contro l'infibulazione.
Pubblico per esteso quanto postato sul Blog dello stesso Italo
Liby

FERMIAMOLI! di Italo Pentimalli

Ho ricevuto l’altro ieri una mail di Patrizia Salvini che mi segnalava la presenza di una petizione online…ancora esistono questi orrori: mutilazione genitale femminile, pratica comune in alcuni territori soprattutto nell’area africana.
C’è un video che potete vedere, ma che vi sconsiglio caldamente se siete anche un attimino sensibili, non guardatelo e fidatevi, è una cosa indicibile.
La petizione è in inglese, per questo Pat si è impegnata a tradurla per noi in modo che ognuno possa capirla.
Per firmare la petizione basta cliccare sulla destra (Yes, I Want to sign the petition), io e Pat l’abbiamo già fatto.
Servirà a qualcosa? Non lo so sinceramente, ma so con sicurezza che zitti non possiamo stare.

Questo è il sito: http://www.respect-ev.org

E questa qui sotto è la traduzione della petizione:

A: Mr. Louis Michel, Commissione europea per lo sviluppo e l’aiuto umanitario.
A: Ministri della cooperazione e sviluppo delle nazioni delleunione.

Come cittadini e come organizzazioni vogliamo esprimere la nostra opposizione alla mutilazione genitale femminile. Più di 3 milioni di ragazze ogni anni soffrono per questa ignominia, e più di 150 milioni di donne vivono poi con gli effetti di questa mutilazione per tutta la vita. Le conseguenze fisiche e psicologiche di questa violenza rappresentano una gravissima invasione della loro integrità e della loro dignità.Noi vorremmo che questa petizione diventasse un argomento prioritario. Vorremmo che voi mettiate in atto più sforzi possibili per informare e educare in modo da raggiungere la scomparsa di questa violenza a tutti i livelli, sia nazionali che europei.
Noi supportiamo la proposta di Respect-ev di combattere questa calamità e più specificatamente:
1. Far si che l’Europa diventi una regione con zero tolleranza per la mutilazione genitale femminile, attraverso leggi chiare e inequivocabili per eliminare questa pratica.
2. Aiutare le nazioni Africane solo se loro aiuteranno a sconfiggere e rendere illegale questa violenza.
3. Inserire questo argomento nell’agenda della conferenza delle nazioni africane
4. Finanziare le organizzazioni che lavorano in europa e in africa contro questa violenza
5. Organizzare o finanziare importanti campagne ed azioni per educare e informare le persone al riguardo.
6. Valutare la mutilazione come una ragione per riconoscere lo stato di rifugiato.

Noi apprezziamo la tua comprensione e considerazione e ti chiediamo con molto rispetto di considerare la nostra petizione (ndt nota del traduttore: chiedendoti di ciccare YES I WANT TO SIGN THE PETITION che trovi in alto a sinistra, dove ti chiederanno esclusivamente nome ed e-mail affinché la tua firma abbia valore per questa importante petizione umana)
Questa petizione sarà pubblicata, come lettera aperta, in diversi giornali europei nella quinta giornata mondiale per la tolleranza zero nei confronti della mutilazione genitale femminile.

25/01/08

Mastella fà cadere il Governo: Prodi gli dedica una canzone ... ascoltala!!!

Ecco la canzone dedicata da Prodi a Clemente Mastella .... l'ormai più noto voltabandiera degli ultimi secoli

Ascolta la canzone :

Minchia Signor Clemente

Io Odio Berlusconi .. ma Odio anche Mastella

23/01/08

Berlusconi, Previti e Dell'Utri: Mafia e Corruzione

Le sentenze emesse nei processi a Previti, Squillante, Metta e Pacifico per la Mondadori e l’Imi-Sir, ricompongono le tessere di quel nero mosaico che è la carriera imprenditoriale e poi politica di Silvio Berlusconi.
Spiegano come è nata e cresciuta la Fininvest, come Berlusconi si è impossessato di tutta l’informazione che conta, come - e soprattutto perché - nel 1993 ha realizzato un partito vincente in pochi mesi. Ma spiegano anche lo straordinario potere di condizionamento che due personaggi come Previti e Dell’Utri hanno avuto, hanno e ancora avranno sul Cavaliere, sul suo partito e sui suoi alleati!

Si parte dal 1974, quando Previti assiste la giovane orfana Anna Maria Casati Stampa che «decide» di vendere a poco prezzo la villa di famiglia a Berlusconi, di cui lo stesso Previti è amico e socio.
In quella villa di Arcore, pochi mesi dopo, Dell’Utri infila un giovane e promettente mafioso, Vittorio Mangano, il famoso «stalliere» che chiamava «cavalli» le partite di droga (come Paolo Borsellino ricorderà nella famosa intervista a due giornalisti francesi, poco prima di morire ammazzato come Falcone).

Poi arriva la P2, l’unica avventura affrontata dal Cavaliere solitario, senza lo strascico di Cesare e Marcello.

Poi la conquista delle tv, con i soldi freschi a palate che Dell’Utri procura grazie a Publitalia e, forse, anche agli amici siciliani.
Poi arriva Craxi, che il Cavaliere è costretto a servire perché - come confessa in una telefonata del 1983 al condirettore del Giornale - «è quello che deve farmi la legge sulle televisioni».
Invece della legge, Craxi gli fa subito due decreti, per neutralizzare le ordinanze dei pretori che hanno bloccato le trasmissioni illegali delle sue tv sul territorio nazionale.
Nel 1985 Silvio si sdebita con Bettino ostacolando, su ordine di quest’ultimo, il suo nemico acerrimo Carlo Debenedetti nell’acquisto della Sme dall’Iri, anche perché il secondo decreto salva-tv deve essere ancora convertito in legge.

Anche a Roma nel 1984 c’è un’inchiesta per antenne abusive sulla Fininvest.
Ma lì non c’è problema. Se ne occupa il giudice Renato Squillante che interroga Berlusconi assistito da Previti e poi lo proscioglie a tempo di record.
È lo stesso Squillante che la sentenza Sme dell’anno scorso ha condannato a sei anni e definito «stabilmente a libro paga della Fininvest».
Poi, con calma, arriva la legge sulle tv. La famigerata Mammì, nel 1990. Ancora una volta è Craxi a imporla con la forza, complici Forlani e Andreotti (che rimpiazza in una sola notte i cinque ministri della sinistra dc, dimissionari per protesta).
Anche Bettino avrà la sua bella convenienza. Fra il 1991 e il 1992 riceverà dalla All Iberian (Fininvest) 22 miliardi sui suoi conti personali in Svizzera.

Nel 1990 succede tutto, anche il passaggio di proprietà della prima casa editrice italiana, la Mondadori, che pubblica Espresso, Panorama, Epoca, Repubblica e quindici giornali locali.
Ha il torto di dare fastidio a Craxi, dunque a Berlusconi. Niente paura. Il Cavaliere dà la scalata, complice il voltafaccia degli eredi Mondadori. Debenedetti, l’azionista di maggioranza, resiste. Si va all’arbitrato. Che dà ragione all’Ingegnere. Ma c’è la Corte d’appello di Roma, ci pensa l’amico Vittorio Metta. Annulla il lodo, scrive 270 pagine di motivazioni in una notte (o almeno così dice: in realtà la sentenza l’hanno scritta, prima, i legali di Berlusconi) e alla fine incassa 400 milioni in contanti da Pacifico.

Milioni che, tramite Previti, arrivano dai soliti conti esteri della Fininvest. Questo dice la sentenza del Tribunale di Milano che il 29 aprile 2003 ha condannato Previti a tredici anni di reclusione, insieme a Pacifico e ai giudici Metta e Squillante (anche per la compravendita di un’altra sentenza, quella che condannò l’Imi, cioè lo Stato italiano, a pagare un risarcimento non dovuto alla Sir di Nino Rovelli: mille miliardi, in cambio di una mazzetta di 67, o forse di 100, a giudici e avvocati, palesi e occulti). Soltanto l’intervento di Andreotti, allarmato dallo strapotere mediatico di Berlusconi (e quindi di Craxi) lo costringe a restituire parte del maltolto (Repubblica ed Espresso) al legittimo proprietario Debenedetti.

Politici e faccendieri, avvocati e magistrati, tutti insieme appassionatamente in feste e spedizioni transoceaniche al seguito di Cesare e Bettino, tutti futuri clienti di procure e tribunali. Ma la migliore polaroid di quei rapporti illeciti è nelle contabili bancarie che giungono dalla Svizzera e dimostrano, nella sola primavera del ‘91 tre decisivi versamenti. Il 14 febbraio 1991 Previti paga 425 milioni al giudice Metta tramite Pacifico. Il 6 marzo 1991 bonifica 500 milioni a Squillante. Il 16 aprile 1991, ancora tramite Pacifico, dirotta 500 milioni sul conto del giudice Verde (poi assolto). Sempre con denaro della Fininvest e del patrimonio personale di Silvio Berlusconi.

Nel 1992-1993 i nodi, con Mani Pulite, vengono al pettine. I vecchi padrini si dividono fra tribunali e latitanze. Anche Cosa Nostra perde i vecchi referenti politici così indeboliti da non garantirla più nei processi. Occorre un partito nuovo, ma anche vecchio. Dell’Utri, che mai si è occupato di politica in vita sua, si getta a capo fitto nell’impresa. Ingaggia un consulente ad hoc, Ezio Cartotto, sin dal maggio-giugno 1992. Che comincia a lavorare in segreto. In pochi mesi, grazie alle strutture e ai miliardi di Publitalia, il gioco è fatto.

Il Cavaliere, abbandonato dagli amici, indebitato fino al collo e terrorizzato dai giudici, confessa a Cartotto: «Di questo passo mi accuseranno di tutto, anche di essere mafioso. Ogni tanto, mi scopro a piangere da solo nella doccia». E poi, a Montanelli e a Biagi: «Se non entro in politica, mi mettono in galera». Ma provvede Marcello, l’amico siciliano. Le televisioni e i giornali fanno il miracolo. Il nuovo miracolo italiano. Forza Italia.

Liberamete tratto da: www.uonna.it
Io Odio Berlusconi

22/01/08

Mastella: Non accontentato il Capo ... allora l'Udeur lascia, Crisi di Governo ... che Gentiluomo





(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Nuovo scossone di Mastella alla maggioranza via conferenza stampa. 'L'esperienza di questo centrosinistra e' finita' annuncia.
L'ex Guardasigilli, fresco di dimissioni dall'incarico dopo il ciclone giudiziario che lo ha investito non intende fare sconti: 'Voteremo contro la fiducia'.
Prodi convoca un vertice immediato: con i vicepremier D'Alema e Rutelli a Palazzo Chigi e' presente l'intero stato-maggiore del Pd, Veltroni in testa.

Ecco un altro "Bravo Ragazzo", un sant'uomo tutto casa e chiesa ..non c'è che dire, le sue parole illustrano appieno i suoi numerosi cambiamenti di rotta politica, un vero voltagabbana !!
E poi tutti questi attacchi alla Magistratura, ma ci rendiamo conto che il primo passo verso un Dittatura è proprio quello di imbavagliare la Magistratura, se questa non fosse un organo libero sarebbero problemi gravi per tutti, in particolare per la nostra Libertà e per la Democrazia!!


Raccontiamo un pochino la sua storia, almeno la più recente:


L'assunzione alla Rai di Mastella sarebbe stata agevolata da una raccomandazione del potentissimo democristiano Ciriaco De Mita, tanto che ne seguirono ben 3 giorni di sciopero della redazione locale.
In vista delle elezioni politiche del 1976, come racconta lui stesso, nelle pause pranzo dei dipendenti della Rai, chiedeva "ai centralinisti di telefonare nei comuni del mio collegio elettorale.
Mi facevo introdurre come direttore della Rai e segnalavo questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella. Funzionò".
Mastella fu quindi eletto deputato, nelle fila della Democrazia Cristiana.
Dopo un lungo trascorso politico nella Democrazia Cristiana, fonda nel 1994 il CCD di cui è presidente, condividendone la leadership con Pier Ferdinando Casini.

Dopo la vittoria del Polo delle Libertà alle elezioni del 1994, diventa ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi I.

Nel febbraio 1998 è protagonista di una scissione interna al CCD, raccogliendo l'appello dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga di costituire una nuova formazione politica di centro, alternativa alle due coalizioni.

Mastella fonda così i CDR, Cristiano Democratici per la Repubblica, che si uniscono al CDU nella formazione di gruppi parlamentari unitari.

Nel giugno successivo i CDR confluiscono con altre formazioni nel progetto politico dell'UDR, Unione Democratica per la Repubblica, di cui Mastella diventa segretario nazionale.

Dopo la breve esperienza (la storia dell'UDR termina dopo appena un anno), nel 1999 fonda l'UDEUR, Unione Democratici per l'Europa, partito politico spiccatamente di centro.

Nel 2000 fu, insieme a Salvatore Cuffaro, testimone di nozze del braccio destro di Bernardo Provenzano, Francesco Campanella, l' uomo che fornì a Provenzano i documenti falsi per andare in Francia a operarsi alla prostata. Campanella era il segretario dei giovani dell'UDEUR.

È deputato alla Camera ininterrottamente dal 1976, riconfermato per otto legislature consecutive. Alle elezioni politiche del 2001 è stato eletto con il sistema proporzionale nella seconda circoscrizione della Campania.

Nel 2003 si candida a sindaco di Ceppaloni, appoggiato da Forza Italia e SDI, nella lista "Ceppaloni al centro", vincendo le elezioni contro il candidato appoggiato dal centro-sinistra e Rifondazione.

Alle elezioni politiche del 9 aprile 2006, Clemente Mastella è eletto al Senato della Repubblica come candidato dell'U.D.Eur Popolari. Presentatosi sia nella regione Campania (dove il partito ha ottenuto il 5,2% dei voti, ottenendo due seggi) che nella Calabria (4,23%, un seggio), ha optato per rappresentare quest'ultima.

Il 17 maggio 2006, a sorpresa, viene nominato Ministro della Giustizia nel secondo governo Prodi (il leader dell'Udeur aveva chiesto per sé il Ministero della Difesa contrapponendosi a Emma Bonino, ma alla fine fu dato al prodiano Arturo Parisi).

A luglio 2006 viene varato dal Parlamento un provvedimento di indulto, che è causa di divergenze tra Mastella ed il collega Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture. Mastella - in qualità di ministro della Giustizia - è tra i favorevoli alla misura, che prevede la scarcerazione di circa 15 mila carcerati; Di Pietro è aspramente contrario e lo definisce "un colpo di spugna immorale e inaccettabile". Nello stesso periodo si esprime a favore della completa impunità per tutti i personaggi e le società coinvolte nell'inchiesta Calciopoli.

Il 29 luglio, dopo l'approvazione definitiva da parte del Senato, che sancisce l'entrata in vigore dell'indulto come legge, Mastella dedica questo provvedimento al Papa Giovanni Paolo II che, in occasione di una sua visita al Parlamento, chiese un provvedimento di clemenza per i carcerati.

Il 23 ottobre 2006, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge 24 ottobre 2006 n. 269 (meglio nota come Ddl Mastella) che modifica e sospende alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento giudiziario licenziata nella XIV legislatura, in particolare per quanto riguarda le disposizioni sulla separazione della carriere dei magistrati e sull'accesso in magistratura.

A settembre 2007 ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di disporre il trasferimento cautelare d'ufficio nei confronti del pubblico ministero di Catanzaro Luigi de Magistris, il magistrato stava indagando su un presunto comitato d'affari composto da politici e magistrati lucani.

Il 17 gennaio 2008, Clemente Mastella annuncia le sue dimissioni dalla carica e concede in un primo momento l'appoggio esterno al governo, che toglierà il 21 gennaio.

Il 21 gennaio 2008 apre la crisi di governo durante un comunicato stampa dalla sede dell'UDEUR dichiarando di lasciare la maggioranza dopo 2 anni.

Provvedimenti giudiziari

Il 14 ottobre 2007 Mastella viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchesta "Why not" , l'ipotesi di reato è abuso di ufficio. Il coinvolgimento del Ministro nell'inchiesta sarebbe motivato dai suoi presunti rapporti con l'imprenditore Antonio Saladino. L'indagine coinvolgerebbe l'attività imprenditoriale di Saladino, titolare in passato di una società di lavoro interinale denominata "Why Not". Agli atti figurano, tra l'altro, intercettazioni di colloqui telefonici tra Mastella e Saladino.

Il 16 gennaio 2008, dopo il provvedimento di arresti domiciliari nei confronti della moglie Sandra Lonardo, Mastella presenta le sue dimissioni da ministro, sostenendo di essere vittima, insieme alla sua famiglia, di un attacco della Magistratura. Le dimissioni vengono respinte dal premier Romano Prodi e nel tardo pomeriggio della stessa giornata le agenzie di stampa scrivono che anche lo stesso Mastella sarebbe indagato nell'ambito dell'inchiesta riguardante la moglie.

Il giorno seguente, Mastella conferma le proprie dimissioni ed annuncia che il suo partito, l'Udeur, darà "appoggio esterno" al Governo; il 21 gennaio 2008, Mastella, ritratta la precedente posizione affermando che il suo partito non fornirà appoggio esterno al Governo.

Aspetti controversi

Molto discussi sono i trascorsi rapporti di amicizia con l'ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella. Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze del Campanella nel 2000. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.[9] e poi condannato in primo grado nel gennaio del 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento semplice ad uomini vicini al superboss Bernardo Provenzano.

Il 26 giugno 2007 Piero Ricca gli chiese se il Ddl Mastella, approvato alla Camera, avrebbe limitato la cronaca giudiziaria e la libertà di stampa. Lui rispose dandogli del "coglione".[10]

All'inizio del febbraio 2007 egli viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all'epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era membro a tutti gli effetti del consiglio di amministrazione della Società di cui era, tra l'altro, vicepresidente. Interpellato al riguardo, Mastella si è ovviamente chiamato fuori dal crac della squadra, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.

Il caso De Magistris

Nell'ottobre 2007 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro per l'inchiesta "Why not?" condotta da Luigi De Magistris. Poche settimane prima, in qualità di Ministro della Giustizia, ha chiesto il trasferimento cautelare dello stesso De Magistris. Per questo motivo al magistrato viene avocata l'inchiesta dalla procura. Per l'opinione pubblica c'è il sospetto che Mastella abbia richiesto il trasferimento appositamente per bloccare l'inchiesta nei suoi confronti. Solidali nei confronti del ministro invece tutto il mondo politico ad eccezione di Antonio Di Pietro.

Il caso "Il campanile"

Il giornale di partito il Campanile è stato oggetto di diverse indagini giornalistiche che ne hanno evidenziato la funzione "privata". In altri termini oltre un milione e trecentomila euro di finanziamenti pubblici (stando al solo 2005) sono serviti per pagare il contributo fattivo di Clemente Mastella [17], viaggi e trasferte della famiglia Mastella (98.000 euro nel 2005), liberalità e spese di rappresentanza (141.000 euro), liberalità (22.000), pacchi, dolciumi e torroni (17.000).

In altri termini, secondo una indagine de L'Espresso, "all'ombra del 'Campanile' Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti"

Il film "Il Caso Moro"

Nel 1986 a Clemente Mastella, allora nell'ufficio stampa della Democrazia Cristiana, venne mostrato in una proiezione privata il film di Giuseppe Ferrara Il caso Moro. Terminata la proiezione Mastella inveì contro la produzione. Il giorno successivo la stampa riportò l'opinione negativa di Mastella, grazie alla quale il film, in un primo momento accolto freddamente dal pubblico, divenne un successo. Questo aneddoto è stato raccontato dal produttore de Il Caso Moro Mauro Berardi alla trasmissione radiofonica "Vasco de Gama" condotta da David Riondino e Dario Vergassola.

12/01/08

Un pò di Storia: Leggi "Ad Personam" del Governo Berlusconi

Tratto da: Articoli ItalyMedia.it

La legge sulle rogatorie internazionali. Approvata in tempi brevi, questa legge disciplina la materia delle rogatorie internazionali oltre che ratificare la convenzione di cooperazione giudiziaria tra Italia e Svizzera. Nel passaggio al Senato la legge ha subito due modifiche molto particolari: si può applicare ai processi in corso e annulla le rogatorie macchiate da vizi formali. Ma cosa sono le rogatorie? Sono uno strumento che consente ad un giudice di chiedere ad un collega straniero di compiere atti processuali che esulano dalla sua giurisdizione. Cosa c’entra il premier? Grazie a questa legge sono divenute inutili le imbarazzanti dichiarazioni sui movimenti nei conti correnti esteri fatte da Previti, Squillante e dal responsabile dei servizi finanziari di Mediaset che addirittura confermò di aver dato disposizioni per i pagamenti documentati dalle carte svizzere.
La legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio. Mossa con la quale si è reso non più perseguibile dalla legge il falso in bilancio, che è da sempre stato uno dei protagonisti del disequilibrio economico del Paese. Oltre ad allontanare investitori esteri, allarmati da uno Stato che non punisce il falso in bilancio, c’è un altro lato molto interessante, molto più pratico: così facendo si sono rese del tutto vane le indagini in corso da anni, che vedevano tra i principali attori Silvio Berlusconi nell’affare “All Iberian”.
La legge Cirami sul legittimo sospetto. Un terremoto nel panorama giuridico, utile sia a Berlusconi che al suo entourage. Il legittimo sospetto è essenzialmente il dubbio che l'organo di legge chiamato a giudicare non sia imparziale. Il giudice può essere ricusato se ha espresso il proprio orientamento sul processo pubblicamente oppure se ha rapporti con l’imputato. Ovviamente sulla fondatezza delle ragioni deve pronunciarsi la Corte di Cassazione: se quest'ultima riconosce che il giudice non garantisce imparzialità, trasferisce il processo in un'altra città, dove dovrà ricominciare da zero. L'effetto è quello di bloccare, errando di città in città, le conclusioni del processo, che potrà così andare avanti, senza però arrivare alla sentenza, prima che la Corte di Cassazione si sia pronunciata sulla fondatezza del ricorso. Questa legge è stata applicata anche ai processi già in corso al momento della sua entrata in vigore. Chi era l’imputato in più processi che inveiva contro i giudici comunisti? La sola legge Cirami poneva il rischio di ottenere, spostandosi di città in città, soltanto un po’ di tempo in più.
Berlusconi, in quel momento imputato nel processo Sme, ha avuto un’altra bella idea: il lodo Schifani, la legge blocca processi per le cinque più alte cariche dello Stato. La Corte Costituzionale l’ha giudicato incompatibile con la nostra Costituzione (soprattutto con l’art.3), proprio perché andava contro le basi democratiche del nostro ‘sistema’. Ovviamente non ci si è abbattuti: una modifica qui, una lì, e anche in questo caso pronta la legge. Negli altri Stati democratici si possono “giudicare” le più alte cariche dello Stato: basti ricordare che negli USA, sempre presi ad esempio, Clinton venne messo alla gogna nel “caso Lewinsky”.
Il condono fiscale. Uno schiaffo morale per i cittadini che hanno sempre regolarmente pagato le loro tasse, uno strumento interessante nelle mani delle aziende di Berlusconi. Alle iniziali dichiarazioni del presidente del Consiglio, si espresse con certezza “Mediaset non si servirà del condono”, è seguita una adesione ed un risparmio di centinaia di milioni di euro.
La legge sulla tassa sulle successioni e sulle donazioni. Una delle primissime leggi di Berlusconi. Il governo dell’Ulivo aveva lavorato su questa legge stabilendo una franchigia di 350 milioni di lire per successioni e donazioni. Cosa vuol dire? Vuol dire che si tassavano solo beni di valore superiore ai 350 milioni di lire in base ad una tabella di percentuali legata all’entità della donazione o dell’eredità. Con l’intervento dell’attuale governo è stata eliminata totalmente la suddetta tassa, anche per cifre da capogiro. Ovviamente un interesse di pochi che da adito a legittimi sospetti su passaggi di tanto denaro di tasca in tasca.
La legge Gasparri e il decreto salva Rete 4. La proroga di poter trasmettere in analogico per Retequattro ha sollevato in maniera clamorosa l’interrogativo su come un premier possa decidere sul destino di una sua proprietà. Ma nella nuova legge c’era molto di più. L’abolizione delle norme che vietavano incroci di proprietà tra Tv e carta stampata ad esempio, ha cancellato i limiti sulla possibilità di detenere media. Realmente consentirà di ufficializzare ciò che già accadeva. Se fino ad oggi Berlusconi non poteva essere proprietario de “Il Giornale”,”Il Foglio” ed il “Corriere della Sera”, perciò demandava rispettivamente al fratello, alla moglie e ad altri cari amici; con la nuova normativa potrà liberarsi di queste maschere. Inoltre, non si è posto freno alla possibilità di acquistare giornali, tv e cinema a patto che venga garantita concorrenza (?). Però è stato inserito anche un limite, ovviamente per gli altri. Il blocco è per chi già si occupa di un settore delle telecomunicazioni (Telecom, che ha La7, Mtv ed una partecipazione in Sky) che non potrà espandersi senza limiti in quello delle televisioni. Così facendo si è cercato di proteggere l’attività dei “tanti” proprietari di reti televisive italiane!

28/12/07

Un pò di Storia: Berlusconi Craxi e il Decreto Salvatelevisioni 20 Ottobre 1984


Da Repubblica leggo che tra le memorie di Bettino Craxi è stata trovata una lettera breve, di una paginetta, scritta personalmente da Silvio Berlusconi alla fine di ottobre del 1984. Una testimonianza importante, perché è il tassello mancante di una vicenda decisiva, nella storia della televisione italiana: il decreto Berlusconi.

Era successo che il 16 ottobre tre pretori - a Roma, Torino e Pescara - avevano ordinato l’oscuramento di Canale 5, Retequattro, Italia Uno e altri due network perché trasmettevano in diretta su tutto il territorio nazionale, nonostante il divieto allora imposto dalla legge.

Berlusconi guidò ovviamente la protesta, parlò di “sconcerto, amarezza e ribellione”, ma dovette tenere spente per quattro giorni le sue tv.

Come fare? Silvio Berlusconi pensa bene di chiedere aiuto all’amico Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio e gli invia una lettera: “Caro Bettino, come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che dopo la visita a Torno, Guffanti e Cabassi, la Polizia Tributaria si interesserà a me[…] Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare.”
Finché, la mattina del 20 ottobre (solo 4 giorni dopo), il Consiglio dei ministri - convocato d’urgenza da Craxi - varò un decreto-legge che sanava immediatamente la situazione e concedeva un anno di tempo alle tv.

Tutti pensarono, molti dissero e qualcuno scrisse che il capo del governo aveva voluto dare una mano al suo amico Silvio. Nessuno però poté dimostrarlo. La lettera di Berlusconi è la conferma che mancava.

Per chi non lo sapesse infatti, Berlusconi trasmetteva a livello nazionale grazie allo stratagemma delle videocassette: ciascuna stazione locale trasmetteva lo stesso programma che trasmettevano tutte le altre stazioni dislocate su tutto il territorio nazionale, in modo sincronizzato. Questa procedura era illegale, ma il decreto Craxi la rende legale.
“Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio“.

Ecco l'immagine scannerizzata tratta dalll’archivio della fondazione Craxi è consultabile online:






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